sabato 13 luglio 2013

Bolle di sapone

Sono già due o tre volte che, tornando dalla palestra, la sera, trovo un signore in piazza. Non so se sia un artista di strada, ma si è inventato un sistema molto semplice per creare delle gigantesche bolle di sapone. Una volta mi sono fermato a vedere, e gliene ho vista fare una grande quanto un automobile. Questa si è messa a fluttuare nell’aria leggera, morbida. Faceva difficoltà a mantenere una forma sferica, quindi tutta la sua superficie si muoveva in modo ondoso ed irregolare: si stringeva, si riallargava, curvava, gli si facevano bozzi qui e li. E nel frattempo, lucida com’era per il sapone, rifletteva tutti i colori metallizzati dell’arcobaleno. Sembrava avere vita propria, sembrava una qualche specie di forma aliena, è stato uno spettacolo meraviglioso il solo vederne una.
Tutte le volte che passo lì, trovo un infinità di bambini che saltano e giocano intorno a lui cercando di rincorrere e catturare la bolla. L’ultima volta aveva anche modificato il suo attrezzo in modo da fare tante piccole bolle invece che una grossa. E tutte le volte trovare questa scena mi fa sorridere. Non so se sia un artista di strada, non mi pare di aver visto bicchieri per le monetine, anche se ammetto di non averci fatto caso. Magari lo fa solo per far divertire i bambini. In tal caso sarebbe veramente una persona da stimare.

martedì 9 luglio 2013

Mario Biondi

Sono stato al concerto di Mario Biondi, all’Auditorium di Roma.
Che dire, è stato bellissimo. La musica di Mario Biondi non è esattamente quel tipo di musica che ti fa cantare a squarciagola, che ti fa saltellare battendo le mani, che ti fa scatenare (anche se ho cantato, sono stato tutte le canzoni a tenere il tempo con le mani travolto dall’entusiasmo del pubblico, la gente si è alzata in piedi a ballare, ed io mi sono scatenato sul posto), ma come ti inebria i sensi! È musica forse da ascoltare mentre si sorseggia un vino di altissima qualità, quando le luci sono soffuse, quando c’è una certa intimità con altri o con se stessi. È un jazz finissimo, che ti entra nell’anima e preme il bottone “amplifica sensazioni”, che ti fa ringraziare di essere al mondo per poterne ascoltare la delicatezza. E la voce di Mario Biondi è la ciliegina sulla torta. Se la musica è un vino di altissima qualità, la sua voce così calda, bassa e profonda, che alle volte diventa quasi una vibrazione che ti colpisce direttamente al cuore, è paragonabile ad una crema di liquore che, scendendo giù per la gola, è dolce ma allo stesso tempo ti fa bruciare il petto e ti scalda dentro.
Le canzoni non le conoscevo (tranne un paio), perché erano di un cd nuovo, ma quando ascolti jazz poco importa se conosci o meno: dal vivo è sempre travolgente. Poi l’orchestra era qualcosa di meraviglioso, i musicisti erano veramente di alto livello. Vi dico solo che sul palco ho contato circa 25 strumenti, ed i musicisti erano circa 12: sapevano suonare di tutto ed alternavano strumenti come se niente fosse, dovevano essere dei mostri della musica. E che musica che hanno fatto, infatti! Mario Biondi stesso, forse non tutti lo sapete, ma è un artista di uno spessore incredibile, è uno degli artisti italiani più conosciuti nel mondo di tutti i tempi. Collabora con produttori americani, artisti inglesi, band new yorkesi, artisti come Stevie Wonder, il famosissimo tipo che scriveva le canzoni a Michael Jackson ora le scrive anche per lui, eccetera. Insieme a lui c’erano altre due voci che gli facevano il coro o che duettavano con lui in assenza degli altri artisti presenti nell’album. Ed erano anche bellissimi da vedere, lì in piedi a ballare sul posto. Lei che si muoveva in modo molto femminile stringendo nel proprio pugno la sua lunghissima gonna per tirarla leggermente su, lui un ragazzetto nero perennemente sorridente con le treccine lunghe fino al sedere (che era un piacere vedere oscillare). Avevano tantissima presenza scenica, hanno attirato tantissimo la mia attenzione. Che poi il bello dei concerti è proprio questo: che puoi concentrarti su qualsiasi dettaglio tu voglia. Puoi benissimo fissarti a guardare un solo musicista e cercare di estrapolare, in base ai suoi movimenti, il suono del suo singolo strumento da tutto quel trionfo di musica, per capire quanto importante sia il suo contributo. Che poi, vogliamo parlare di quanto meraviglioso sia guardare un batterista che suona jazz? Penso sia uno dei generi che più gli lasciano libertà di espressione. Guardare un batterista che suona jazz è come guardare un bambino che gioca e si diverte. Ma non da meno sono gli assoli di chitarra elettrica e di pianoforte: Dio solo sa cosa fanno con quegli strumenti!
Insomma ne è valsa la pena.

P.S. Poi ti affacci in pieno pomeriggio dalla terrazza del Pincio, di notte imbocchi lo stradone che sul fondo ha l’imponente Vaticano tutto illuminato, e capisci che forse Roma è la città più bella del mondo


sabato 15 giugno 2013

Disco Graveyard

Stasera ci siamo fermati sulla collinetta che altro non è che il piazzale davanti il cimitero. Si vedeva la strada dall’alto, gli alberi nel buio, era silenzioso, si stava bene. Ma a qualche metro da noi c’erano le tombe, si intravedevano benissimo dalle inferiate. E ad una certa lui ha messo la musica a palla, così come aveva fatto per tutta la serata, così come fa sempre. La prima cosa che ho pensato è stata la mancanza di rispetto per i morti, mi è dispiaciuto un po’, mi sono sentito a disagio. Ma a ripensarci ora… oh, credo faccia piacere pure ai morti ascoltare un po’ di buona musica ogni tanto, invece del solito noioso silenzio, no? Peccato ci fossero pure delle canzoni di Vasco in mezzo. Per quelle si, vi chiedo scusa.

martedì 11 giugno 2013

Next trips

Next trips:
_All’Aquila, da Daniele.
_A Cagliari, da Matteo.
_A Tenerife da Aldo.
_In Giappone da Shihomi.
_Crociera.

lunedì 10 giugno 2013

Giudizi

Sono stato accusato di essere uno che dedica tutta la propria vita ai Leo, che li mette sempre al primo posto, e mi sono reso conto di una cosa molto positiva: io do il meglio di me in tutto quello che faccio, sempre. Che siano i Leo, il canto, il teatro, il lavoro, un incarico, un favore, un hobby, o un qualsiasi altra cosa, ci metto sempre il massimo che io possa dare, lo faccio con passione. E questa è una gran cosa, mi fa sentire in gamba. La superficiale dichiarazione che mi è stata fatta proveniva da una persona che mi conosce solo nell’ambito dei Leo, una persona altrettanto superficiale che non potrebbe mai nemmeno arrivare a concepire come l’immenso impegno che mi vede mettere nei Leo possa essere applicata a più di una cosa per volta.

lunedì 3 giugno 2013

Sundae night

Ci sono certe sere che la compagnia è quella giusta, anche il luogo, l’atmosfera, la disposizione del cuore, i dialoghi. Come quando si sta accanto ad un fratello, in faccia al mare di notte, in piedi in equilibrio precario su un gigantesco tronco di un albero trascinato dal mare sugli scogli di cui mi sarebbe piaciuto conoscere la storia. E si parla di cose che fanno male, di giri del mondo, di prospettive per il futuro, di sogni, di filosofie di vita. Momenti così belli, discorsi così profondi, che ti piacerebbe avere una loro descrizione dettagliata messa per iscritto, averli registrati, averne un video come in un film, per non dimenticarli mai.


venerdì 31 maggio 2013

Colpi bassi

Poi sei per strada, piove con il sole, e tu vorresti aprire le braccia e sorridere al cielo come se fosse una pubblicità degli assorbenti.

venerdì 24 maggio 2013

Paragoni

Ci sono cose dalle quali alcune persone non possono difendersi, che sono impossibili da nascondere. Che molto spesso non dipendono nemmeno da noi, ma che sono state causa di una sofferenza infinita, che hanno lasciato dei traumi. Ci sarà sempre qualcuno pronto ad usare queste cose per ferirti, ma le cose impossibili da nascondere non andrebbero mai negate. Per quanto difficile possa essere, una disarmante ammissione è la reazione più matura che si possa avere.

martedì 21 maggio 2013

Dieci e dieci


Probabilmente non ne ho scritto e non ne ho parlato ancora con nessuno perché non ho dato molto peso alla cosa, ma questa estate mi sono reso conto di avere le gambe storte. E per storte intendo traslate verso l’esterno. Non sono i miei piedi ad essere a papera, è colpa delle gambe. Me ne sono accorto in palestra, facendo determinati esercizi e trovandomi in posizioni particolari. Probabilmente so anche da cosa è stato causato. Sin da quando ero piccolo trovavo molto comoda la posizione a gambe incrociate quando mi sedevo. E crescendo ho preso l’abitudine di accavallare una gamba ogni volta che mi mettevo seduto, alternando un po’ l’una e l’altra. Cosa che non riesco ad evitare di fare tutt’ora. Questa cattiva postura, mantenuta per cinque, dieci, quindici anni, deve aver lentamente cambiato la mia fisionomia naturale. Per ora questa cosa non mi da nessun tipo di problema (a parte i piedi a papera antiestetici >.>’’). Però mi chiedo se quando invecchierò non porterà fastidiose conseguenze.
Pensare di poterle rimettere a posto facendo il procedimento inverso credo sia fuori discussione. Oltre a volerci chissà quanti anni, la posizione da seduto che dovrei assumere è troppo innaturale. Potrei perlomeno sforzarmi di ricordarmi di non tenere le gambe accavallate da ora in poi. Per non peggiorare ulteriormente le cose. Se mi vedete così, rimproveratemi.

mercoledì 8 maggio 2013

Come back soon


Eh si, è un periodaccio per la scrittura. Ora come ora sono assorbito da troppe cose. Ma sono solo in pausa: tornerò!