Stamattina
ho deciso di rimanere a sognare. Ed ho creato.
lunedì 18 marzo 2013
sabato 2 marzo 2013
Death & Empire
Sono stato ad un funerale qualche giorno fa. Nessuno che conoscessi o che mi riguardasse, quindi la mia mente è stata impegnata a guardarsi intorno con occhio critico ed obbiettivo. È assurdo, i funerali sembrano fatti apposta per farti soffrire ancora di più per una persona che ti è venuta a mancare. Per farti soffrire di nuovo. Per farti soffrire più del dovuto. Per non parlare della camminata a piedi fino al cimitero. Ero in prima fila, subito dietro al carro, e dietro di me ho avuto quattro signore che per tutto il tempo, mezz’ora o venti minuti che siano stati, non hanno fatto altro che urlare in continuazione, ad alta voce, in coro:
«Ave Maria, piena di grazia, il signore è con te, tu sei…»
«Ave Maria, piena di grazia, il signore è con te, tu sei…»
«Ave Maria, piena di grazia, il signore è con te, tu sei…»
Una cosa inquietantissima, lugubre da morire! Hanno fatto un ansia ed un angoscia assurda per tutto il tragitto a me, che non ero minimamente toccato dalla morte della persona, quindi immagino che tortura psicologica possa essere stata per i cari. Mi ha dato proprio l’impressione, sì, che il tutto sia organizzato in modo da farti soffrire il più possibile perché “è giusto così”. Una crudeltà immane.
Ma il mio occhio è andato anche al di la del funerale, ad analizzare con criticità lo svolgimento della messa in generale. Ho guardato con attenzione tutti i dettagli della cerimonia. E mi sono reso conto di cose non avevo mai notato. Quando ero piccolo e frequentavo la chiesa dovevo essere stato talmente tanto ubriacato del fatto che quella fosse la normalità, che non mi era stato possibile vederle. Invece adesso, con occhio esterno, mi balenavano davanti in modo chiaro e nitido. I movimenti del frate consistevano in una serie di rituali precisi, una serie di mosse con un ordine ed una sequenza ben stabiliti. Il luogo dove posizionare il calice, quante pieghe dovesse avere il fazzoletto ed in quali punti, quante volte il bordo dovesse essere strofinato in senso orario e quante in senso antiorario, il modo in cui dovevano essere richiuse e riposte le boccette di acqua santa (?), e via dicendo. Una rigidità che mi ricorda altre religioni. Una rigidità di cui credevo che il cristianesimo fosse privo. Ed ancora, frasi che vengono ripetute tre volte di fila, come fossero formule magiche. Un testo dal quale, ad ogni messa, viene letto e spiegato un passo a buffo, che magari non ha molta attinenza con il contenuto della messa, come se bastasse leggerlo, in un punto qualsiasi, per fare in modo che sprigioni il suo potere. Il frate che pronuncia una formula ed i credenti che la ripetono in coro. Frasi di completa sottomissione ed auto-umiliazione nei confronti di Dio, come ad esempio “non sono degno di partecipare alla tua cena, ma dì una parola e io sarò salvato”. O, ancora, tutti inginocchiati ed inchinati di fronte ad un frate che tiene semplicemente un ostia ed un calice di vino alzati verso alto, talmente sottomessi da non azzardarsi nemmeno ad alzare lo sguardo, a testa bassa.
Non so voi, ma a me è sembrato, come dire, tutto così… primitivo. Ciò che ho visto non mi sembrava tanto diverso da quello che poteva essere un rito pagano dell’antica Roma. Ed i credenti… erano simili a uomini del paleolitico che credevano che gli elementi della natura fossero divinità. Ridiamo tanto e prendiamo in giro quando vediamo popolazioni di altre religioni inginocchiarsi in massa, nella piazza, in preghiera, senza mai alzare la testa, ma io non ho visto un comportamento molto diverso in chiesa. Non capisco come si faccia ancora a credere a cose del genere. E non parlo della fede in Dio, ma di rituali svolti in questo modo. Le formule magiche cantilenate ad alta voce, ad esempio. O il frate che alza un oggetto sacro e tutti che si prostrano ai suoi piedi. Mi ha fatto strano, mi ha fatto veramente troppo strano. Mi sembravano tutti quanti sotto ipnosi, tutti sotto controllo mentale, ed io l’unico sveglio che non capivo come facessero a non rendersi conto.
La chiesa è uno strumento di controllo potentissimo, mi sono spaventato veramente tanto. E tengono in pugno la mente di miliardi di persone, da sempre, rendendole pecore che seguono il pastore (per usare proprio termini cristiani). La mia stima a chi è riuscito in un impresa del genere, a chi ha costruito questo impero ed è riuscito a conquistare il mondo.
martedì 26 febbraio 2013
Post modesti
Ultimamente come non mai noto che ho una tendenza naturale
ad aiutare il prossimo. E non parlo degli amici, quello è un dovere, ma di
gente che nemmeno conosco. Spesso addirittura sacrificando me stesso, mettendo
loro al primo posto. Spesso senza nemmeno che mi venga richiesto. Mi trovo sempre
lì a riempire qualche buco lasciato dalla sfilza di egoisti passati prima di
me. Su cento persone, io sono l’unico a fermarsi ed a tendere la mano.
Mi rendo benissimo conto che questo mio altruismo in realtà nasce
dall’esigenza di dare agli altri quello che io non ho mai ricevuto, non lo
nascondo. Devo avere avuto delle mancanze, dentro di me, che cerco in qualche
modo di colmare facendo in modo che accadano a meno persone possibili. Sento il
dovere di rendere la vita più facile ad una persona, se ne ho la possibilità. Questo
a volte mi porta a pensare che lavori come lo psicologo, il medico, l’assistente
sociale, siano i lavori a me più adatti, quelli che meglio mi permetterebbero
di appagare questa mia necessità. Ma so che sarebbe la mia fine. Visto il cuore
ed il sacrificio che metto dentro ognuno di questi casi, non sarei in grado di
mantenere il giusto distacco e finirei con l’autodistruggermi. Non sono nemmeno
sicuro che mi faccia bene adesso in realtà, nonostante la consapevolezza che
questo mi rende una persona migliore delle altre: credo che in un certo senso
mi consumi. Ma al momento è così che mi sento di fare, e sono contento di poter
dare me stesso per il bene degli altri.
Chi ha a che fare con me deve essere proprio una persona
fortunata.
domenica 24 febbraio 2013
Sessione invernale 2013
Non so più nemmeno se definirla sessione, si è fuso un po’
tutto.
TESI
A Novembre ero andato a parlare con la professoressa per
l’assegnazione della tesi. Essendomi dovuto accontentare di chiunque fosse
rimasto libero non avevo argomenti da proporre, ed ho fatto scegliere a lei. Ho
rischiato che mi assegnasse un argomento che non sapevo nemmeno cosa fosse
(aveva un nome in giapponese), ma per fortuna ha scambiato la mia faccia
perplessa per un “l’argomento non mi fa impazzire”, e me l’ha cambiato con una
cosa più chiara: il Santuario di Ise (uno dei santuari più importanti del
Giappone). Non male, sicuramente avrei trovato molto materiale. Invece no XD
Poca roba, e tutta in inglese >.< In realtà io pensavo che i testi su cui
preparare la tesi li consigliasse/trovasse la relatrice, ed invece ho dovuto
fare tutto da solo: la prof l’ho vista solo quella volta che mi ha assegnato
l’argomento, poi non l’ho più ne vista ne sentita, nemmeno per avere consigli o
dritte: completamente abbandonato a me stesso ._. Avevo intenzione di
prepararla dopo l’esame di Giapponese, l’ultimo rimastomi, convinto che avrei
avuto tempo. Intanto mi stavo dando una letta ad un paio di libri introduttivi
sulla materia (perché, al di la dell’argomento della tesi, non ero bene
affermato nemmeno sulla materia in generale). Poi mi sono trovato alle strette
con l’esame di giapponese ed ho lasciato perdere la tesi, con l’intenzione di
rimandarla a dopo. Poi ho ricevuto la terribile notizia: avrei dovuto
consegnare la tesi pronta molto molto tempo prima di quanto mi fossi aspettato
D: Il che voleva dire che dopo giapponese non avrei avuto tempo. Dopo l’esame avrei
avuto circa dieci giorni per leggere tutti i materiali e scriverla: una pazzia!
Ma ormai dovevo comunque rimandarla a dopo giapponese, perché tutte le mie
energie erano rivolte a questo: se non l’avessi passato non mi sarei potuto
comunque laureare. Poi, come se non bastasse, hanno anticipato ulteriormente la
data di consegna della tesi, fino a farla coincidere con lo stesso giorno
dell’orale di giapponese. Perfetto -.- Se già sarebbe stata un impresa
impossibile prima, in dieci giorni, adesso avrei dovuto preparare l’orale di
giapponese e la tesi contemporaneamente, rischiando di dividere le forze e di
non riuscire a portare a termine nessuno dei due.
LINGUA E TRADUZIONE GIAPPONESE 3
L’ultimo esame rimasto. Ho cominciato a prepararlo molto
tempo prima, ma era talmente tanta roba che non so in che modo ma mi sono
ritrovato a fare tutto insieme all’ultimo, con l’acqua alla gola, come al
solito -.- Sarà che quando ero ancora lontano dall’esame dividevo il tempo
studiando sia giapponese che i libri introduttivi per la tesi (che poi nemmeno
sono serviti). Con la data che si avvicinava, poi, mi sono concentrato solo su
giapponese, ma per quanto io abbia studiato come un matto me la sono vista
veramente brutta. La roba era veramente tanta, i libri erano caotici, ed oltre
alle cose del terzo anno avevo anche quelle del primo e del secondo da
ripassare, che avevo completamente rimosso. Poi è arrivata anche la bella
notizia dell’anticipo della scadenza della tesi: dopo lo scritto mi sarei
dovuto dedicare per forza quasi unicamente a questa, trascurando lo studio per
l’orale. Mi sarebbe andato bene anche un 18, volevo soltanto laurearmi il più
presto possibile, mi ero stufato.
Ero convinto che sarei arrivato allo scritto senza la
preparazione adeguata. Ed invece devo dire che gli ultimi giorni sono riuscito
a fare i miracoli ed a farmi entrare un sacco di roba in testa. Certo, la
preparazione non era buona, ma era sicuramente sufficiente. La prova scritta
era divisa in due parti: la prima di grammatica, con esercizi sui kanji, sul
lessico, e tante altre brutte cose. Era quella che più mi preoccupava, per la
quale bisognava aver studiato. La seconda invece consisteva in una traduzione
di un brano, ma per quella stavo tranquillo perché tanto bastava più che altro
affidarsi al dizionario (il grosso della prova stava nel tradurre caratteri mai
studiati). La parte di grammatica è andata piuttosto bene, ne sono rimasto
soddisfatto. Quindi credevo che ormai fosse fatta. Poi è arrivata la
traduzione! Uno schifo! Non so perché, ma non riuscivo a trovare i caratteri
sul dizionario o_o Nemmeno a dire che non sapessi usarlo, il dizionario. E senza
i caratteri ovviamente non c’era modo di svolgere la traduzione o_o Dopo un ora
stavo ancora sulla seconda riga, non avevo scritto quasi nulla, e non riuscivo
nemmeno a capire. Nell’ora rimanente, preso dal panico, sono andato avanti ed
ho provato a tradurre frasi a buffo, a volte partendo anche dalla fine, per non
lasciare il foglio in bianco. Ma almeno in ogni frase mi mancavano sempre uno o
più elementi che non trovavo, quindi non capivo. Poi ha cominciato a mettercisi
pure la stanchezza: per il troppo studio dei giorni precedenti mi si era
abbassata la vista, e da metà traduzione in poi ho avuto tantissime difficoltà
a leggere il dizionario, scritto minuscolo. Per non consegnare in bianco ho
provato a scrivere quello che avevo capito ed ad inventare le frasi a caso, ma la
traduzione non era fedele ne alla struttura della frase ne alle parole. Inoltre
non c’era una frase che avesse senso o che fosse priva di buchi, e non avevano
senso nemmeno nel contesto. Basti pensare che non ho capito nemmeno di cosa
parlasse la traduzione. Quindi ho consegnato una cosa orrenda. Eppure io la
grammatica la sapevo, avevo studiato, ed avevo le conoscenze per passarlo
questo esame. Non capivo come potesse essere andata così, cosa fosse successo.
Sicuramente ci avevano dato una traduzione difficilissima, un po’ troppo
esigente (cosa che poi mi è stata confermata). Dunque ero sicuro di non averlo
passato. Se avessero fatto la media tra la prima e la seconda parte pure pure,
ma avevo sentito dire che pretendevano la sufficienza in entrambe le prove, e
nella traduzione non l’avevo sicuramente raggiunta. Inoltre era un esame in cui
passavano sempre pochissime persone, erano molto selettivi, e con una
traduzione del genere di certo non sarei potuto essere tra quelli. Le speranze
erano quasi nulle.
Insieme all’esame, era svanita anche la possibilità di
laurearmi. Non vi dico che presa a male. Mi sono sentito totalmente sconfitto,
umiliato. Avevo sempre avuto culo in tantissimi esami, non potevo lamentarmi se
per una volta mi aveva detto male nonostante fossi preparato, ma aveva scelto
proprio la tempistica sbagliata. Certo, avrei dovuto comunque continuare a
preparare la tesi nell’eventualità che l’esame l’avessi superato (i risultati
sarebbero usciti la settimana successiva), e giuro che era mia intenzione
farlo, ma non ce l’ho fatta. Mi ero demoralizzato, avevo perso la grinta, non
ci credevo più. “Ma chi me lo fa fare - pensavo – di spaccarmi il culo a
preparare l’orale e la tesi in dieci giorni visto che tanto l’esame non l’ho
superato?”. Quindi ho lasciato passare tre, quattro giorni senza combinare
nulla di concreto. Ed a quel punto era diventato inutile: se anche l’esame
l’avessi passato, ormai l’aver perso quattro dei dieci preziosissimi giorni mi
aveva precluso la possibilità di poter preparare in tempo qualsiasi cosa.
Quindi ho fatto un bel respiro, mi sono messo in contatto con la relatrice, ed
ho annullato la mia prenotazione di laurea. Adesso se ne sarebbe riparlato a Luglio.
Ed io che, stufo, avrei voluto finire al più presto :-/ Rischiavo anche di
perdere la relatrice in realtà, perché quando ero andato a chiedere la tesi mi
aveva detto chiaro e tondo che se non avessi passato l’esame di giapponese mi
sarei dovuto trovare un altro relatore. Quindi era capace che mi sarei dovuto
mettere di nuovo alla ricerca di un altro professore libero e di un altro
argomento, sempre che qualcuno sarebbe stato disponibile per Luglio. Invece la
relatrice, senza nemmeno chiedermi come mai avessi annullato la laurea (e forse
è stato un bene), si è vista disposta ad accettarmi automaticamente anche per
Luglio. Meno male: un problema in meno, è stato un sollievo. Poi, il giorno dopo
aver annullato la laurea, è arrivata la beffa: lo scritto lo avevo passato.
Erano usciti i risultati, e non so per quale assurdo motivo ma ero tra i
pochissimi che l’avevano passato o_o Quindi, se non mi fossi demoralizzato a
quel modo subito dopo lo scritto, magari avrei potuto ancora laurearmi. Mi ero
sabotato la laurea con le mie stesse mani, che cretino! Ma ormai, in ogni caso,
era tardi. Comunque, in una prospettiva in cui avevo già accettato il fatto che
la laurea mi sarebbe scalata a Luglio, la notizia dello scritto passato è stata
positiva: avevo la possibilità di dare l’orale e di togliermi di mezzo
quest’ultimo esame, così fino a Luglio avrei potuto occuparmi solo della tesi e
prendermela comoda.
Per prepararmi l’orale ho avuto anche molto tempo: non ero
più costretto a sbrigarmi per rientrare nelle tempistiche della laurea, quindi
invece di segnarmi al primo appello, che c’era dieci giorni dopo, mi sono
potuto iscrivere al secondo, che mi dava tre settimane di tempo. All’inizio
devo ammettere di essermela presa comoda, mi sembrava un infinità di tempo
quello che avevo a disposizione. Poi mi sono reso conto che le cose da fare
erano più numerose del previsto, e tre settimane mi sono bastate a malapena per
una preparazione che era minimamente sufficiente (non ce l’avrei mai fatta in
dieci giorni preparando in contemporanea anche la tesi, quindi meglio che sia
andata così). Il problema principale più che altro era che io il giapponese
l’avevo sempre studiato leggendolo e scrivendolo, mai parlandolo ed ascoltandolo.
Quindi per quanto mi sarei potuto esercitare (cosa che comunque non ho avuto il
tempo di fare), mi mancavano proprio le basi del parlato e dell’ascolto. Gli
orali di lingua mi avevano sempre terrorizzato infatti. Devo dire, però, che ho
studiato con una costanza mai avuta prima. Mi ero prefissato degli obiettivi
folli, che ero sicuro che mai sarei riuscito a mantenere, ed invece li ho
mantenuti giorno per giorno, fino alla fine. Sono stato veramente molto bravo,
mi sono stupito di me, e ne sono rimasto terribilmente soddisfatto. Tant’è che
non ho avuto addosso nemmeno il solito schifo pre-esame: l’esame sarebbe potuto
andare come gli pareva, ma io avevo fatto anche più del possibile, e quindi ero
in pace con me stesso. Ero più che altro dubbioso se accettare qualsiasi voto o
meno. Lo scritto sicuramente lo avevo passato al limite della sufficienza, e
non potevo aspirare a voti alti. Visto che pure la preparazione per l’orale non
era delle migliori, il 18 era una possibilità concreta. In quel caso cosa fare?
Un 18 mi avrebbe abbassato la media di un punto, e questo voleva dire perdere
tre o quattro punti sul voto di laurea. Era pure un esame importante, visto che
era di lingua. Rifiutando, inoltre, avrei avuto tutto il tempo di riprepararmelo
per la sessione straordinaria di Aprile o per quella ordinaria di Giugno (anche
se non volevo arrivare di nuovo a ridosso della tesi con l’esame addosso). Solo
che… d’altra parte ero arrivato al limite. Non ce la facevo più a studiare,
volevo assolutamente finire, liberarmi dallo studio, essere un uomo libero. Il
solo pensiero di dovermi trascinare un esame per altri mesi ancora mi faceva
stare male, mi opprimeva, e non so nemmeno se avrei trovato le forze per
continuare a studiare. Rischiavo, inoltre, che se non fossi riuscito a passarlo
ne ad Aprile ne a Giugno avrei di nuovo messo a rischio la laurea, e non era
una condizione che avrei tollerato un'altra volta. Quindi avevo deciso che
avrei accettato qualsiasi voto, anche il minimo. Ci avrei perso in punti, ma ci
avrei guadagnato in salute.
Non mi aspettavo che anche l’orale fosse strutturato in più
parti. Praticamente ho dovuto affrontare tre orali con tre professoresse
diverse. Tutte le volte pensavo di aver finito ed invece mi dicevano che sarei
dovuto rientrare poco più tardi per le parti successive T_T Che poi sono
entrato tra i primi, ho fatto i primi due orali a distanza di cinque minuti uno
dall’altro, e poi per il terzo orale mi hanno fatto aspettare fuori tipo quasi
un ora, ed il risultato del voto me lo hanno detto un'altra ora più tardi
quando erano già andati via tutti gli altri. Quindi l’esame mi è durato tutta
la mattinata ed è stato pure snervante. L’esame comunque non è andato malaccio.
Alle parti dialogate non ci capivo un cazzo, come previsto, e facevo una fatica
immensa a mettere in fila due parole che avessero un senso, sembravo demente
>.< Quando invece ho dovuto dimostrare di sapere la grammatica, i kanji,
le traduzioni, me la sono cavata meglio. Il primo orale è andato benino, vedevo
la prof che dopo che le rispondevo si appuntava per il più delle volte simboli
positivi. Al secondo ho fatto molti più errori, e la prof non mi permetteva
nemmeno di vedere quello che appuntava. Il terzo invece è sembrato andare
liscio come l’olio, anche se la professoressa era completamente inespressiva e quindi
non mi dava segni di nessun tipo. Mi aspettavo, quindi, un voto non alto, ma
nemmeno un 18. Una via di mezzo, tipo un 24. Ed invece quando ho visto il voto
sul cedolino firmato sono rimasto di stucco: o ero andato meglio del previsto,
o erano stati particolarmente generosi.
Risultato scritto: Idoneo (76/100 la parte di grammatica, la
traduzione non lo so ed è meglio non saperlo)
Risultato orale: 28
Non ho molto da commentare in realtà. Mi sarei dovuto
laureare e non mi sono laureato, ma non posso nemmeno lamentarmi. Sono riuscito
a non far scendere la media, che anzi si è definitivamente stabilizzata sul 28
e dovrebbe farmi partire con già un buon voto alla laurea. Ma, soprattutto, ho
finito gli esami! Ho finito gli esami, cazzo! Non riesco ancora a realizzare in
realtà. Dopo un paio di anni cominci a sviluppare una strana sensazione
dell’università come se non dovesse finire mai, come se ormai fosse diventata
parte fissa della tua vita per sempre. Dunque non riesco ancora a rendermi
conto di cosa significhi aver finito, non riesco a focalizzare una condizione
in cui non sarò più costretto a studiare. Mi manca la tesi da preparare, è
vero, ma avendo tempo fino a Luglio posso permettermi di considerarmi
finalmente libero dallo studio. E ne sono contento. Per quanto riguarda la
laurea saltata invece… alla fine è stata una fortuna che sia andata così. Mi
sono reso conto che non avrei mai potuto preparare l’orale (più la tesi) in
dieci giorni, e se avessi puntato al primo appello mi sarei ritrovato bocciato,
con la laurea ugualmente rimandata a Luglio ma l’esame ancora da dare. Quindi
l’apparente bocciatura allo scritto e l’essermi demoralizzato sono stati, alla
fin fine, la mia salvezza. Ed io che per una volta avevo pensato di essere
stato sfortunato!
W
ME!
mercoledì 13 febbraio 2013
Sporco
Se mai un giorno riuscirò ad essere finalmente un uomo
libero dallo studio (e ciò potrebbe accadere tra una settimana), credo che non
riuscirei comunque più a godere del mio tempo. Sono troppi troppi troppi anni
che sono costretto a limitarmi, me e la mia possibilità di trascorrere il mio
tempo. Talmente tanti che, anche liberandomi da questo fardello e da queste
catene, sicuramente continuerei a limitarmi in questo modo. Per abitudine.
Perché ormai non riesco più nemmeno ad immaginarla una maniera alternativa di
rapportarmi al tempo. Una realtà in cui io possa disporre di talmente tanto
tempo da poterlo spendere senza limiti, senza che ci sia quel costante senso di
colpa per ogni minuto trascorso in libertà a fronte di cose non fatte e non
portate a termine, non riesco nemmeno a concepirla.
L’università, la scuola, è uno schifo. Ti consumano talmente
tanto che, anche una volta finite, ne esci sporco, macchiato, contaminato. Non
riesci più a sentirti libero nemmeno essendolo. Perché ti hanno tenuto al buio
per così tanto tempo (forse dai primi anni di vita) che ormai è solo nel buio
che puoi continuare a vivere.
Ecco, una volta tanto sono riuscito ad esprimere un concetto
in modo conciso, senza svilupparlo più di tanto.
venerdì 25 gennaio 2013
martedì 22 gennaio 2013
lunedì 21 gennaio 2013
*palmface*
Mi sono ricordato di prenotarmi all’ultimo esame rimasto
cinque secondi prima della scadenza della prenotazione, catapultandomi sul
primo i-phone con internet capitatomi a tiro in un locale. Non mi sono giocato
la laurea solo per cinque secondi. Non mi sono regolato.
sabato 12 gennaio 2013
Psicopatia
Le attività giornaliere della mia gattina sono strettamente
legate alle mie. Lei tende a stare sempre con me e cerca le reazioni che vuole
(tipo giocare) solo da me, quindi è fortemente influenzata dalle attività che
svolgo io. Nel nostro caso, al posto di “influenzata” la parola giusta forse è
“limitata”. Negli ultimi anni io ho cominciato a vivere seduto allo scrittoio
di camera mia. Non faccio altro che alternare il mio tempo tra studio e
computer, ed entrambi mi tengono incollato qui. A volte ci mangio pure. Quindi
agli occhi di Lucky la mia vita è letto-scrivania-letto-scrivania-letto,
intervallato da qualche seduta in salone per mangiare o per giocare alla play.
E questo la porta a dover stare tutto il giorno qui con me senza fare nulla. Io
credo che in un certo senso lei odi (sempre che un gatto possa provare odio)
quando io sto seduto qui. Probabilmente mi considera in uno stato di morte
temporanea in cui non mi muovo più per ore e non faccio niente (il gatto non
può immaginare che io fissando uno schermo o un libro in realtà sto facendo
qualcosa). «Oh no, il padrone si è seduto lì! Ecco, ora si spegnerà per un paio
di ore e non mi darà più retta. Fine dei giochi». Sicuramente, quindi, le
faccio passare la maggior parte del tempo immersa nella noia e nel vuoto.
Allora lei ogni tanto si mette sul comodino del mio letto (che è lontano dalla
scrivania), si siede sul sedere, e
comincia a miagolare verso il soffitto, un po’ come quando i lupi ululano. E
continua imperterrita per minuti e minuti, anche se la rimprovero. Il suo
obiettivo è quello di portarmi all’esasperazione e di farmi alzare. A volte mi
piace pensare che lei voglia salvarmi o risvegliarmi da questa mia condizione
di morte temporanea, così come la vede lei, ma sicuramente vuole solo che io la
consideri un po’ e che io interrompa il suo stato di noia. A volte mi alzo solo
per farla contenta, ed allora mi fa un miagolio contento, scende dal comodino
ed esce dalla stanza: vuole che io la segua! E si gira ogni due secondi, per
vedere se io la sto seguendo, lanciando ogni volta un altro miagolio contento
se mi trova dietro di lei. E qui arriviamo al punto del post. Da come mi guida
sembra che abbia un obbiettivo, che voglia portarmi da qualche parte, che
voglia che io faccia una cosa per lei. Ma, invece, non sa nemmeno lei dove
andare. Mi porta in una stanza, poi cambia idea e torna indietro. Va verso
un'altra, poi ci ripensa e gira. Si accorge che mi ha fatto alzare senza un
motivo, anche se è contenta del fatto che io la stia seguendo ovunque lei vada.
Ed alla fine mi porta sempre dalla stessa parte, lì dove qualcosa che io possa
fare per lei c’è: in bagno, dove io la faccio sempre bere dal rubinetto del bidet
inutilizzato. Ma si inganna: la maggior parte delle volte l’ho già fatta bere
da poco, quindi è impossibile che abbia sete. Ma lei non se ne rende conto e si
fa aprire il rubinetto, bevendo anche se non ne aveva bisogno.
Forse non sarà il caso del gatto (ma anche di questo), ma
uno stato di noia e di nulla fare, se prolungato per giorni, settimane, mesi o
addirittura anni, può portare ad una specie di pazzia, ad uno squilibrio
mentale. Non ne sono forse un leggerissimo esempio tutti quegli studenti che
non fanno altro che alzarsi ed andare al frigorifero ogni cinque minuti per poi
rendersi conto che in realtà non avevano fame e tornare indietro?
mercoledì 2 gennaio 2013
Capolinea?
I lettori più vecchi si saranno sicuramente resi conto che
negli ultimi mesi ho cominciato a scrivere sempre di meno. Anzi, per quelli che
erano i miei ritmi abituali si può dire che io non stia scrivendo quasi più per
niente. Per anni ed anni ho postato quotidianamente, anzi ricordo che mi facevo
un sacco di problemi se non postavo per due sere di fila, o al contrario
capitava che avessi talmente post da pubblicare che uno a serata era troppo
poco. Adesso invece, con il picco in questo mese di Dicembre, arrivo a postare
addirittura una volta a settimana, e nemmeno mi pesa. Non so il motivo di
questo improvviso cambiamento, non è successo nulla di particolare, e nemmeno è
un periodo strano. Nemmeno a dire che io stia esaurendo la mia ossessione per
la scrittura, perché in realtà idee per i post mi vengono, li appunto pure, ma
poi non li scrivo. Che sia un periodo di forte pigrizia e svogliatezza? Mi
sembra di non avere mai nemmeno il tempo di mettermi a scrivere, ma in realtà
ho molto più tempo libero ora che non quando frequentavo l’università, quindi
probabilmente sto solo preferendo impiegarlo in altre cose. Comincia a venirmi
addirittura il dubbio che sia Wolrd of Warcraft a succhiare via il tempo che
prima dedicavo alla scrittura: sarebbe veramente brutto se fosse così. Che poi
ultimamente nemmeno ero più tanto soddisfatto di quello che postavo. Più che un
post mi sembrava essere diventata una rubrica che portava avanti sempre gli
stessi argomenti: Leo, lezioni di canto, teatro, palestra, ecc. Una volta ero
molto più creativo e scrivevo cose molto più interessanti, ora invece mi limito
a riportare piccoli spezzoni della mia vita. Un interpretazione di questo
cambiamento in realtà mi è stata data. Mi hanno detto che probabilmente adesso
sto vivendo un periodo di piena stabilità, tranquillo, senza preoccupazioni, e
che di conseguenza non ho più la necessità di sfogarmi attraverso la scrittura.
Anche i miei post si sarebbero adattati a questa stabilità, diventando fissi e
regolari. Potrebbe anche essere, chissà. Fatto sta che tutta questa situazione
mi fa molto strano: non ci sono mai stati periodi in cui ho scritto così poco,
e mai avevo contemplato l’idea che ci sarebbero potuti essere. È la prima volta
che mi avvicino così tanto ad uno stato di non-scrittura. L’ipotesi al momento
mi sembra impossibile, ma chissà che questo stato non si realizzi pienamente. Potrebbe
essere la volta buona in cui mi libererò della scrittura, in cui chiuderò
definitivamente ogni tipo di blog. Anche se, ancora, l’idea che io possa
smettere di scrivere mi sembra impossibile. E, vi dirò, sarebbe anche una
grandissima perdita. Ne uscirei molto svalutato.
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